17/07/08

Don Gallo, Tonino Carotone e Manu Chao

Don Gallo compie 80 anni gli auguri di Manu Chao e Carotone

di Massimo Razzi

Compie ottant’anni il prete genovese che litigò con la Curia e fondò la comunità di recupero per tossicodipendenti di San Benedetto al Porto. Una vita sempre e comunque controcorrente. E ora due grandi cantautori, per festeggiare, gli dedicano una canzone

Tossicomane o deputato, giornalista curioso o genitore disperato, rivoluzionario o capitalista, portatore di guai o benefattore, don Andrea Gallo ti riceve sempre nel suo piccolo ufficio della comunità di San Benedetto al Porto a Genova, sprofondato nella poltrona vecchia e smandrappata, col sigaro in mano e lo sguardo buono e indagatore. Ti parlerà di pace e di libertà, di droga e di ribellione, di buoni e cattivi del mondo, di amore e politica. Insisterà sugli « altri », sui « diversi », sugli « ultimi » con i quali dobbiamo saper « camminare » insieme.

Di rado ti racconterà quello che fa da tanti anni per stare dalla loro parte, ma ti inonderà di pensieri travolgenti che ti resteranno appiccicati all’anima anche quando non sarai sicuro di condividerli. La voce roca, il genovese strascicatissimo, le mani che si muovono nell’aria…ti parlerà di uomini, quasi mai di fede o di Dio, ma te ne andrai con la strana idea che quel vecchio comunista, pacifista, no global sia più prete e sacerdote di quanti tu ne abbia mai incontrati.

No, Andrea, il « Don », o più semplicemente « il Gallo », non è mai un incontro indifferente. Deve essersene accorto anche Manu Chao, il grande folker franco-galiziano se, oggi, in occasione del suo ottantesimo compleanno, gli dedica una canzone insieme a Tonino Carotone: « Andalé Gallo – cantano i due – col tuo buon umore, il tuo vino, il tuo sigaro e il tuo bicchierino di grappa… vai incontro alla vita… per lottare contro il peggio ».

Tutta Genova e tanta gente vorrà festeggiare gli 80 anni del « Gallo » (il 18 luglio) per cantare, bere, e riflettere con lui. Festa grande, con musica, mostre, discorsi e tutto quello che ci vuole per onorare un uomo che ha vissuto e lavorato per gli altri, che ha fatto dell’incontro con il prossimo e della condivisione una ragione di vita, che ha saputo farsi rispettare anche dai suoi nemici.

I nemici… quanti… « Sai – ti raccontava dalla poltrona smandrappata – lì, al tuo posto, l’altro giorno c’era seduto il tale… Ha fatto un’offerta generosa per la Comunità, per i ragazzi… ». Il « tale » poteva essere l’imprenditore, il potente di turno, il baciapile che in pubblico attaccava Don Gallo e le sue « follie », che in Curia invocava la testa del sacerdote « matto, comunista, blasfemo », ma che, poi, di nascosto, mezzo in incognito, si presentava a San Benedetto per chiedere o dare una mano. Una mano, magari, per un figlio o un nipote che aveva incontrato la piovra dell’eroina; o anche, invece, un assegno generoso per ringraziare di un aiuto ricevuto, di un ragazzo salvato; o, forse, solo per una coscienza ripulita.

Altri tempi, quando Gallo scese in campo. Era l’estate 1970 quando, parroco, del Carmine, sopra il porto di Genova, se ne uscì in una predica domenicale con un discorso sulla droga quantomeno « scandaloso ». Era stata scoperta, da quelle parti, una fumeria di hashish e i giornali ci avevano dato dentro. Lui provò a precisare che c’erano altre « droghe » di cui parlare: dalle parole scritte su una pagella per cui un ragazzo poteva diventare « inadatto agli studi », al bombardamento di un villaggio vietnamita definito « azione a difesa della libertà ». Scoppiò l’Africa: la città benpensante, Curia in testa, gli si scagliò contro; tanti lo difesero e per mesi, la chiesa del Carmine vide venire a messa giovani che da anni non frequentavano più nessuna parrocchia.

Per mesi, finché, il cardinal Siri (che, pure, in fondo in fondo apprezzava lo strano sacerdote) decise di darci un taglio: chiamò Andrea e gli fece sapere che la storia del Carmine era chiusa, finita. Don Gallo, che è sempre stato profondamente prete, obbedì. Almeno tecnicamente: lasciò il Carmine e si trasferì a San Benedetto al Porto dove il parroco, don Federico Rebora, lo accolse e gli diede spazio. Andrea non chiedeva di meglio e lì, in quegli anni, cominciò a occuparsi di emarginati e far nascere e crescere la sua comunità.

San Benedetto era al Porto e divenne « porto » per ogni sorta di disgraziati. Erano gli anni dell’eroina e ogni giorno, sulla sedia davanti alla poltrona smandrappata, si sedevano genitori disperati o ragazzi con la scimmia nelle vene. La Comunità cresceva e si allargava e di nuovo, Andrea, divenne pietra di scandali. Lo accusarono di ogni nefandezza, di aver comprato eroina per i suoi ragazzi (non si esclude che l’abbia fatto davanti a crisi di astinenza ingestibili), di plagio e chissà di quante altre cose.

Ma la città, questa volta, lo difese. Una volta, alcuni parrocchiani di primo piano decisero di scrivere al cardinale spiegando che Gallo aveva plagiato il povero e mitissimo don Rebora trasformando la casa parrocchiale in un ricettacolo di perversione. Il parroco, che era uomo di pochissime parole, lesse la lettera che Siri gli aveva fatto pervenire; poi, per la prima e l’ultima volta, la domenica in chiesa, ruppe il silenzio. Disse che ringraziava i parrocchiani per la missiva e per il pensiero, ma aggiunse con fermezza che a lui tutto quello che faceva Andrea andava benone e che si sentiva pienamente corresponsabile. La cosa finì lì e nessuno, più, risollevò il problema.

Oggi, a 37 anni di distanza, la Comunità significa sei cascine, un’ottima trattoria (« A’ Lanterna »), una libreria, una tipografia e tante iniziative, persino a Santo Domingo. Oggi, dopo migliaia di giovani vite salvate e rimesse in strada, nessuno osa più attaccare don Gallo. Andrea, a Genova, è un’istituzione ascoltatissima, va in tv, parla, interviene. E’ diventato, se vogliamo, una potenza. Ma resta dalla parte degli ultimi, con pervicacia e ostinazione. Per le amministrazioni è un interlocutore profondamente critico, sta con la sinistra estrema, con i pacifisti a oltranza e si becca anche le relative critiche.

Sul G8 ha cercato fino all’ultimo di mediare tra protesta e istituzioni, poi, davanti al corpo di Giuliani, ha scelto e ha gridato forte. Può permetterselo, perché Andrea Gallo, sacerdote, classe 1928, è sempre rimasto a fianco degli ultimi e sulla coerenza tra fede, pratica di solidarietà estrema e scelta pacifista, ha costruito la sua sfida al mondo. Accettarla è il modo migliore per augurargli buon compleanno.

IN VIAGGIO CON DON GALLO


LIBRO+DVD


Attraverso filmati d’epoca, comizi, incontri e testimonianze di amici noti e meno noti il dvd (Chinaski Edizioni) racconta l’intensa vicenda umana di Don Andrea Gallo, il « prete da marciapiede ».

Sono tante le persone del mondo dello spettacolo che hanno sostenuto questo progetto ed appaiono nel filmato. Da Roy Paci a Moni Ovadia, passando per Tonino Carotone, Manu Chao e tanti altri. Proprio Manu Chao interpreta, insieme a Tonino Carotone, una canzone inedita scritta appositamente per questo documentario su il prete genovese.

E ancora, il nuovo libro dello scrittore Federico Traversa che racconta un anno di intense esperienze al seguito di Don Gallo e presenta le immagini inedite della fotografa Sonia Soldati.

Durata Documentario: 70 Minuti circa

Pagine del Libro: 72